mercoledì 14 ottobre 2009

Di cosa parliamo quando parliamo di Caligari

Ecco.
Sera, a casa, distrutto.
Passato il pomeriggio a registrare una versione Surf del Tema Di Z-Boy con Uli (nella foto accanto) e Tarzan Smith dei Waikiki Surf Brigade.
Eh? Che cosa?
Ecco, infatti, se il tutto suona assurdo è perché lo è.
Un periodo assurdo contraddistinto da assurde forze che si muovono intorno ad un assurdo progetto.
Ma andiamo per gradi.
E con calma.

Non riuscirò a riassumere in un post ( e del resto nemmeno voglio riassumere) qualcosa a cui sto lavorando da un anno.

Dr. Caligari è uno spettacolo teatrale di Compagnia Delle Furie, scritto da Elena Accenti che parla di un argomento vasto e impegnativo: il Male, con la M volutamente maiuscola.
Poi parla anche di controllo mentale, di rapporti di coppia, della fame di successo, di sesso, di istinti violenti e bestiali, c'è tanta musica, scritta ad hoc da un pugno di volenterosi, gentilissimi musicisti (che meritano una serie di post a venire), c'è una musica in particolare che si chiama il Tema Di Z-Boy che sarà presente in molte versioni diverse, ci saranno un gruppo d'attori straordinari, ci sarà da piangere, da ridere, da avere paura.

Ma per ora voglio dire una cosa soltanto.
Questo spettacolo sarà diverso.
Diverso da tutti gli altri della Compagnia Delle Furie.
E soprattutto diverso da tutto quello che ho fatto io, fulvio vanacore, fino ad oggi.
Ecco, uso il blog delle furie per raccontare i cazzi miei, ma solo stavolta lo giuro.
Sono ad un punto di svolta, mi ci sento, voglio esserci.
Sto chiudendo un ciclo della mia vita, Dr. Caligari è la manifestazione di questo momento.
È uno spettacolo-crocevia, dal quale passano ossessioni, paure, desideri, amicizie, rapporti, metodi di lavoro e massimi sistemi.
È lo spettacolo con cui voglio iniziare un percorso di responsabilità artistica, non più raccontare ciò che mi interessa ma ciò che ritengo si debba raccontare.
Non rinnego ciò che c'è stato prima, mai rinnegare nemmeno il peggiore dei passati, tutto è necessario se l'obbiettivo finale è qualcosa che noi, sinceramente, reputiamo superiore a noi stessi e soprattutto benefico.
Parlo come un predicatore, lo so.
Ma sto mutando e la mia dialettica è in fase di ristrutturazione.
Quello che voglio dire è che per me è finito il tempo delle figatine, degli spettacoli fatti con il cuore ma per soddisfare un mio personale gusto di spettatore.
Mi è servito lavorare sulle commedie di Goldoni e Marivaux, sono l'essenza del teatro, mi è servito lavorare a Too Much Coffee Man (che gia si porta appresso i semi di una consapevolezza), mi è servito smanettare su e giu dai palchi per dieci anni, ho imparato moltissimo. Ho imparato a capire questa macchina meravigliosa che si chiama Teatro e che per qualche strana ragione continua ad esistere, nonostante venga continuamente data per morta.
Intendiamoci, non pretendo di sapere, ma sicuramente ho imparato a guardare.
Ora voglio imparare di più.
Voglio imparare a guardare come guardano gli artisti.
Io voglio essere un artista, non definirmi tale.
Da Caligari si comincia a mettere insieme i pezzi del discorso.
Da Caligari si comincia a costruire un futuro.


"Costruire un futuro sull'orlo dell'apocalisse.
Il dovere di ogni artista, di ogni cittadino del mondo."

(Werner Krauss)

11 commenti:

Unknown ha detto...

Dai scemo non scrivere queste cose che mi si squarcia il petto...
SONO FELICE

Le Furie ha detto...

Bene. La felicità è un buon punto di partenza.

^.^

Unknown ha detto...

come si scrive un' OVAZIONE???????
mi piace sentirti pensare tutto ciò. grande. ti auguro il meglio
barbara

abeppe ha detto...

Se c'è una cosa che ho sempre ammirato in te, fulviess, è il coraggio. Porca troia, ma dove lo trovi? Raccontami quello che deve essere raccontato, sono qui ad ascoltare. Caligari mi guarda e vede se stesso, ricordi? Gnothi seauton.

Le Furie ha detto...

Grazie Barbara, chiunque tu sia. Perdonami ma nella mia vita ne ho conosciute tante.

Abeppe... tu stai un passo avanti.

Le Furie ha detto...

Mi rendo conto che quella che ho scritto a Barbara sembra una frase di un Bogart della Brianza.
Scusami MisteriousBarbara.
Il tuo commento in realtà mi ha commosso e quando mi commosso divento fragilino e quindi scontrosino.

chiara ha detto...

Mi rende fiera leggere tutto questo...non so bene, fiera credo sia l'aggettivo giusto...fiera forse nell'intuire la potenzialità "magica"e e la forza da incubo di questo lavoro, fiera di sentirti una "fiera furia". Un in bocca al lupo dal profondo di viscere e cuore!

Le Furie ha detto...

Grazie Chiara, speriamo di mantenerci all'altezza delle aspettative...
La sincerità nel provarci c'è tutta.
Speriamo di avere anche il talento adeguato a sostegno della volontà!!

^.^

Anonimo ha detto...

adoro Werner Krauss!
non avevo notato la citazione...
adoro quel libro!
grazie
lupita

Unknown ha detto...

caro scontrosino della brianza, sono la francoli!!! :-) un bacio grande

Le Furie ha detto...

uè!!
W la Francoli!!